Traduzioni
Tradurre è un po’ come scrivere, ma senza l’angoscia di dover riempire una pagina vuota.
Per uno scrittore, si tratta di un lavoro quasi riposante. Ed è bello cercare, all’inizio di una nuova traduzione, la “voce” che, in italiano, meglio corrisponde allo stile dell’originale. Il libro è già lì, tutto scritto. Il lavoro creativo è già stato fatto da qualcun altro. Si tratta solo di riportarlo in un’altra lingua.
Ma quel “solo” è ingannevole, perché frasi che suonano bene in inglese o in spagnolo diventano assurde o troppo involute se riportate in italiano con la stessa struttura sintattica. Quindi bisogna girarle, cambiarle, a volte “potarle” il minimo indispensabile per non renderle troppo pesanti. E allo stesso tempo bisogna sempre tenere d’occhio il testo di base, per evitare di trasformarlo in qualcosa di diverso dall’originale.
Anche se un po’ diverso lo sarà sempre, c’è poco da fare. Il mito di una traduzione talmente rispettosa dell’originale da non cambiare nulla è falso. Tradurre vuol dire, per forza, interpretare, e c’è del vero nel detto popolare: “traduttore traditore”.
Alcuni titoli che ho tradotto:
Cody McFadyen, Gli occhi del buio (Piemme)
Cody McFadyden, L’ombra (Piemme)
Joe R. Lansdale, La notte del Drive-in 3 (Einaudi)
Joe R. Lansdale, Rumble Tumble (Einaudi)
Joe R. Lansdale, Bad Chili (Einaudi)
Joe R. Lansdale, Capitani Oltraggiosi (Einaudi)
Mark Billingham, Effetti personali (Piemme)
Kathryn Fox, L’incantatore (Sonzogno)
Douglas Coupland, La sacra famiglia (Frassinelli)
Douglas Coupland Miss Wyoming (Frassinelli)
Hillary Clinton, La mia vita, la mia storia (Sperling & Kupfer)
Bob Woodward, La guerra di Bush (Sperling & Kupfer)
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